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Kisarawe 8-24 luglio 2026

Africa

Aurora Pirazzi

Caro amico...

PRIMA DI PARTIRE…

Mi chiamo Aurora e ho 16 anni. Da piccola i mei genitori mi hanno sempre raccontato delle loro esperienze di volontariato fatte in Kenya.

Infatti, una delle motivazioni che mi spinge ad andare a fare volontariato è vedere con i miei occhi e vivere concretamente ciò che i miei genitori mi hanno sempre raccontato, poiché dai racconti si capiscono tante cose, ma per comprenderle veramente bisogna vederle con i propri occhi.

Inoltre, un’altra motivazione che mi spinge ad andare è che mi piace molto stare con i bambini e aiutare gli altri.

Sono contenta anche perché così posso incontrare di persona i bambini che aiutiamo a distanza e conoscere un’altra cultura.

DURANTE LA MISSIONE…

Una cosa che non mi aspettavo di fare è stato incontrare e conoscere la gente del posto. Non immaginavo ci fosse del tempo per fare degli incontri, o forse semplicemente mi aspettavo di parlare con la gente del posto, ma non di intrecciare legami e conoscere la gente nel profondo.

Una cosa diversa rispetto a casa è stata l’accoglienza. Siamo sia stati accolti benissimo dalle suore e nei luoghi in cui conoscevano bene le suore (come le scuole e la parrocchia), ma l’accoglienza che mi ha stupito maggiormente è stata quella della gente per strada, ovvero ti salutavano nonostante fossimo degli stranieri, e infatti non ci sentivamo come tali. Qui a casa una cosa del genere non accadrebbe, né in una città, né in un paesino di montagna, che potremmo considerare simile a Kisarawe. Qua non c’è l’abitudine di salutare sorridendo, anche un estraneo.

Inoltre, sono felice del legame di amicizia che si è creato tra noi volontari, nonostante la differenza di età e nonostante non ci conoscevamo molto prima di partire.

AL MIO RIENTRO…

Una delle tante cose che resterà nella mia memoria, sono i viaggi brevi o lunghi fatti durante l’esperienza. Ogni volta che ascolterò la canzone “Tegemeo Letu”, che ascoltavamo durante ogni viaggio sul bus della scuola, mi ritorneranno alla mente i bambini, gli insegnanti, le suore e gli altri volontari con cui si condivideva lo spazio sul bus. Ricorderò il calore del sole che penetrava dai finestrini, la gioia di stare insieme nonostante fossimo tutti stipati sul bus, con le buche delle strade che ti facevano sobbalzare e la canzone delle suore (citata prima), che sembrava durare un’eternità, ma che rendeva l’ambiente ancora più accogliente. Una cosa che ho imparato e ho capito è che non sono andata in missione per cambiare le persone, bensì per conoscere la gente e creare legami di amicizia e sapere che posso aiutare anche da casa, poiché l’aiuto che hanno bisogno maggiormente è quello finanziario (finire di costruire la scuola, sostenere le persone povere o malate).

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